Articolo “Il piano del Parco Agricolo di Atri”

Pubblicato un nuovo articolo di Serena Ciabò sulla Rivista Urbanistica Informazioni di marzo.

Ennio Nonni, Serena Ciabò. Il piano del Parco Agricolo di Atri

In un momento in cui le Amministrazioni Comunali si allontanano da pianificazioni urbanistiche di lungo respiro, per carenza di risorse e di stimoli, il Comune di Atri, in controtendenza, focalizza l’attenzione su un’area dallo straordinario valore agricolo e paesaggistico che rappresenta il 35% del territorio con l’obiettivo di elevarlo a identità collettiva con lo sguardo ad un futuro magari non immediato.

Nell’ultimo decennio la Politica Agricola Comunitaria (Pac) che indirizza lo sviluppo dell’attività rurale nei Paesi Europei a scala nazionale e, a cascata, a livello locale, sta subendo sostanziali cambiamenti. Si sta infatti passando da un vecchio sistema fortemente assistenziale, ad un nuovo modello che tende sempre più a destinare risorse economiche a quegli agricoltori che, oltre alla funzione primaria di produttori, svolgono anche altre mansioni, come la tutela dell’ambiente e del paesaggio rurale, la manutenzione del territorio, la gestione di attività ricettive, la titolarità delle eccellenze enogastronomiche secondo un modello “multifunzionale” che comprende anche l’erogazione dei servizi.

Tali indirizzi, vengono sempre più spesso accolti a scala locale all’interno di strumenti di governo del territorio, dando luogo a costruttive esperienze di dialogo tra la pianificazione urbanistico-territoriale e la programmazione rurale (De Gobbi et al., 2014).

Contestualmente, anche il ventennale concetto di sviluppo sostenibile sta assumendo nuove declinazioni incentrate sulla conservazione del patrimonio culturale, naturale e paesaggistico e sulla conseguente limitazione del loro deterioramento e consumo.

L’Agenda territoriale dell’Unione europea datata 2011, ad esempio, sottolinea la necessità di coesione territoriale e identifica come sfida principale lo “sfruttamento eccessivo delle risorse ecologiche e culturali e la perdita di biodiversità, soprattutto a causa della crescente dispersione urbana, mentre le zone isolate continuano a spopolarsi” (Gardi, 2104; EC, 2011).

Il territorio, nella sua integrità paesaggistica, acquista dunque un nuovo valore che è svincolato dalle logiche del profitto immediato a trazione immobiliare: si ravvisa la necessità di ragionare sul lungo periodo, guardando al futuro, quando le zone rurali preservate rappresenteranno un capitale unico e non più riproducibile, utilizzando strumenti e contenuti urbanistici diversi da quelli usuali.